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Servizi digitali

Come sta cambiando il Paese grazie alla digitalizzazione e il coinvolgimento delle PMI

La digitalizzazione è un fenomeno che sta rivoluzionando il nostro Paese in modo profondo e pervasivo. Non si tratta solo di adottare nuove tecnologie, ma di una vera e propria trasformazione organizzativa, economica e sociale. Vediamo come la digitalizzazione sta influenzando il nostro Paese e come le imprese possono essere parte attiva di questo processo.

La Trasformazione Digitale: Definizione e Impatto

La Trasformazione Digitale è il processo che deriva dall’adozione e dallo sviluppo delle tecnologie digitali per mutare e migliorare servizi e imprese. Coinvolge ogni aspetto della nostra vita: dal modo in cui lavoriamo alle abitudini quotidiane. Le nuove tecnologie, come l’Intelligenza Artificiale, il Big Data, l’Internet of Things, la Blockchain e il 5G, stanno cambiando il nostro modo di fare business e di interagire con il mondo, offrendo maggiore efficienza attraverso l’automazione, l’innovazione e la creatività.

L’irreversibilità della Digitalizzazione

La digitalizzazione non è solo inevitabile, ma anche irreversibile. Non possiamo tornare indietro. Questo spostamento verso il digitale richiede un cambiamento nei modelli di azione che abbiamo adottato fino ad oggi. Le imprese devono essere pronte a cogliere le opportunità che questa trasformazione offre, poiché sono attori chiave nella digitalizzazione del Paese.

Il crowdfunding per le imprese: nuova regolamentazione

Il Regolamento UE sul crowdfunding – approvato nell’ormai lontano 2020 dopo due anni di consultazioni al Parlamento Europeo – è ufficialmente realtà. Infatti, proprio il 10 novembre 2023 cadeva il termine ultimo concesso dall’Unione Europea alle piattaforme di crowdfunding dei vari Stati membri per adeguarsi alle norme. Il Regolamento è entrato in vigore, con l'obiettivo di armonizzare e semplificare le norme per i fornitori di servizi di crowdfunding per le imprese in tutta l'Unione Europea. Questo significa che le piattaforme di equity e lending crowdfunding devono ottenere una nuova licenza per operare in Italia e negli altri paesi membri, rispettando requisiti più severi in termini di trasparenza, sicurezza, conflitto di interessi e prudenza; vi è stata l’introduzione di un vero e proprio passaporto europeo, concesso alle piattaforme autorizzate per operare in tutti gli Stati membri.

 L’Italia era già all’avanguardia rispetto ad altri Paesi europei per quanto riguarda la tutela degli investitori in crowdfunding, ma le normative riguardavano soprattutto l’equity crowdfunding. Con il regolamento europeo, la tutela sarà ancora più stringente e anche il lending crowdfunding sarà sottoposto a una disciplina specifica, analoga a quella per l’equity in tutti i punti dove non indicato diversamente.  

La Pec diventa europea

La PEC, acronimo di posta elettronica certificata, come abbiamo imparato a conoscerla in questi anni, si differenzia dalla semplice e-mail poiché consente l’invio e la ricezione di email avente valore legale e si inserisce nel percorso di digitalizzazione del nostro Paese, con l’obiettivo di sollecitare la dematerializzazione dei processi documentali. Nel novembre 2009 è scattato l’obbligo di utilizzarla per i professionisti e Pubbliche Amministrazioni, a novembre 2011 per le società, a giugno 2013 per le ditte individuali.

Cos'è l'affiliate marketing

L’affiliate marketing è il processo mediante il quale un affiliato guadagna una commissione per la commercializzazione dei prodotti di un'altra persona o azienda. L'affiliato cerca semplicemente un prodotto che gli piace, quindi promuove quel prodotto e guadagna una parte del profitto da ogni vendita effettuata. Le vendite vengono monitorate tramite link di affiliazione da un sito web all'altro. 

Il marketing di affiliazione è un ottimo modo per aumentare le vendite e generare entrate online significative ed è estremamente vantaggioso sia per i marchi che per gli affiliati di marketing.

Rapporto su l'analfabetismo digitale nel 2022

Per analfabetismo digitale (digital illiteracy) si intende l’incapacità delle persone di adoperare un computer e di districarsi tra le informazioni pubblicate nella rete Internet. Può essere assoluto (dove c’è una mancanza totale di conoscenza nell’utilizzo di dispositivi digitali) o relativo (quando vi sono le conoscenze basilari). (cit. Wikipedia).

In Europa la situazione rispetto a questo problema è piuttosto difforme: durante la pandemia di COVID-19, gli Stati membri hanno compiuto progressi nei loro sforzi di

digitalizzazione ma stentano ancora a colmare le lacune in termini di competenze digitali, digitalizzazione delle PMI e diffusione di reti 5G avanzate. Tuttavia, il rapporto DESI (indice di digitalizzazione dell’economia e della società) 2022 mostra che, sebbene la maggior parte degli Stati membri stia avanzando nella trasformazione digitale, le imprese stentano tuttora ad adottare tecnologie digitali fondamentali, come l'intelligenza artificiale (IA) e i big data e le competenze digitali (soprattutto in alcuni stati membri)sono ancora piuttosto limitate.

Finlandia, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia restano all'avanguardia dell'UE. Ma anche questi paesi presentano lacune in settori chiave: la diffusione di tecnologie digitali avanzate quali l'IA e i big data, che rimane al di sotto del 30%, molto lontana dall'obiettivo del decennio digitale del 75% per il 2030; la diffusa carenza di personale qualificato, che rallenta il progresso generale e porta all'esclusione digitale.

Solo il 54% degli europei di età compresa tra i 16 e i 74 anni possiede almeno le competenze digitali di base: l'obiettivo del decennio digitale è di arrivare almeno all'80% entro il 2030. Inoltre, sebbene tra il 2020 e il 2021 siano entrati nel mercato del lavoro 500.000 specialisti di ICT o TIC (Tecnologie dell'informazione e della comunicazione), i 9 milioni di specialisti dell'UE sono ben al di sotto dell'obiettivo di raggiungere i 20 milioni di specialisti entro il 2030 e non sono sufficienti a rimediare alla carenza di personale qualificato che sta affliggendo le imprese. Nel 2020 oltre metà delle imprese dell'UE (il 55%) segnalava difficoltà nel coprire i posti vacanti di specialisti in TIC. Tale carenza rappresenta un pesante ostacolo alla ripresa e alla competitività delle imprese dell'UE.

Indice di digitalizzazione dell'economia e della società dell'Italia

Ma come si posiziona l’Italia in questo contesto europeo?

Per l'edizione 2022 dell'indice di digitalizzazione dell'economia e della società (DESI) l'Italia si colloca al 18° posto fra i 27 Stati membri dell'UE. Poiché l'Italia è la terza economia dell'UE per dimensioni, i progressi che essa compirà nei prossimi anni nella trasformazione digitale saranno cruciali per consentire all'intera UE di conseguire gli obiettivi del decennio digitale per il 2030. L'Italia sta guadagnando terreno e, se si considerano i progressi del suo punteggio DESI negli ultimi cinque anni, sta avanzando a ritmi molto sostenuti.

Se guardiamo al rapporto OCSE del 2018 infatti di tutta la popolazione italiana 15-65 anni solo il 37% era in grado di utilizzare Internet in maniera complessa e diversificata, l’Italia risultava 28° su 29 Paesi analizzati, inoltre era al 43° posto per velocità media della banda larga a livello mondiale; nel 2019 solo il 74,7% delle famiglie era coperto dalla banda larga; prevaleva una mancanza di motivazioni all’utilizzo di internet sia nel privato che nell’ambiente lavorativo.

Dagli indicatori di quest'anno emerge che l'Italia sta colmando il divario rispetto all'Unione Europea in fatto di competenze digitali di base; ancor oggi però oltre la metà dei cittadini italiani non dispone neppure di competenze digitali di base. La percentuale degli specialisti digitali nella forza lavoro italiana è inferiore alla media dell'UE e le prospettive per il futuro sono indebolite dai modesti tassi di iscrizione e laurea nel settore delle ICT. Solo l'1,4 % dei laureati italiani sceglie discipline ICT, il che rappresenta il dato più basso registrato nell'UE. Nel mercato del lavoro la percentuale di specialisti ICT è pari al 3,8 % dell'occupazione totale, ancora al di sotto della media UE (4,5 %). Parallelamente solo il 15 % delle imprese italiane eroga ai propri dipendenti formazione in tali materie, cinque punti percentuali al di sotto della media UE.

indice DESI 2022

 

Per quanto riguarda la connettività si sono registrati progressi in termini di diffusione dei servizi a banda larga e di realizzazione della rete. Rimangono alcune carenze per quanto riguarda la copertura delle reti ad altissima capacità (compresa la fibra fino alla sede dell'utente), che è ancora molto indietro rispetto alla media UE, nonché rispetto all'obiettivo del decennio digitale di una copertura universale entro il 2030.

La maggior parte delle piccole e medie imprese italiane (il 60 %) ha raggiunto almeno un livello base di intensità digitale; l'utilizzo di servizi cloud, in particolare, ha registrato una considerevole crescita. Se da un lato l'Italia si colloca in una buona posizione da questo punto di vista, dall'altro la diffusione di altre tecnologie cruciali come i big data e l'intelligenza artificiale è ancora alquanto limitata, allineandosi, però, in questo anche agli altri paesi europei.

L'Italia sta compiendo progressi nell'offerta di servizi pubblici digitali, riducendo così le distanze rispetto alla media UE. Benché solo il 40 % degli utenti di internet italiani faccia ricorso ai servizi pubblici digitali (rispetto a una media UE del 65 %), tale indicatore ha registrato una crescita considerevole negli ultimi due anni (con un aumento del 10% tra il 2020 e il 2022).

Se si considerano gli sviluppi politici degli ultimi anni, l'Italia ha concentrato maggiormente l'attenzione sul digitale, introducendo numerose misure volte a favorire la trasformazione digitale del paese. Il PNRR, piano nazionale di ripresa e resilienza, sta imprimendo un ulteriore impulso e sta accelerando i progressi. Tra gennaio 2021 e marzo 2022 il governo ha indetto gare d'appalto pubbliche per promuovere lo sviluppo della connettività fissa Gigabit e della copertura mobile 5G nelle aree a fallimento di mercato.

Dove siamo ancora fanalino di coda rispetto all’UE è in relazione al capitale umano: l'Italia si colloca al 25° posto su 27 paesi dell'UE. Solo il 46 % delle persone possiede perlomeno competenze digitali di base, un dato al di sotto della media UE pari al 54 %. Il divario rispetto alla media UE è più ridotto quando si tratta di persone in possesso di competenze digitali superiori a quelle di base (23 % in Italia rispetto al 26 % nell'UE).

Tra le tante iniziative che l’Italia ha messo in campo per colmare questo gap c’è l'attuazione di una serie di riforme del sistema di istruzione e formazione professionale. La programmazione informatica e la didattica digitale sono stati inseriti nei programmi di formazione degli insegnanti come settori prioritari a partire dall'anno scolastico 2022/2023; a decorrere dall'anno scolastico 2025/2026 lo sviluppo delle competenze digitali dovrebbe essere incluso nei programmi delle scuole di ogni ordine e grado.

Gli indici nei quali in questi ultimi due anni siamo cresciuti esponenzialmente sono la connettività e l’integrazione delle tecnologie digitali, nelle quali in relazione al resto d’Europa ci posizioniamo rispettivamente al 7° e 8° posto.

In merito alla connettività, nell'ultimo periodo di riferimento i progressi più significativi hanno riguardato la copertura 5G che è passata dall'8 % al 99,7 % delle zone abitate, dato che include la percentuale di copertura 5G fornita mediante tecnologia di condivisione dello spettro e si prevedono ulteriori progressi verso il conseguimento dell'obiettivo di una copertura a banda larga senza fili 5G ininterrotta in tutte le zone urbane, le strade principali e le ferrovie entro il 2025.

Per quanto riguarda l'integrazione delle tecnologie digitali, la maggior parte delle PMI italiane ha un livello base di intensità digitale (60 %, ben al di sopra della media UE del 55 %). Tuttavia, se si considera la diffusione di tecnologie specifiche, i risultati complessivi sono contrastanti. Il Piano Nazionale "Transizione 4.0" è lo strumento principale messo in atto per sostenere la diffusione delle tecnologie digitali tra le imprese. Le agevolazioni fiscali nell'ambito di "Transizione 4.0" sono finanziate dal PNRR che prevede il rafforzamento della rete nazionale di centri di trasferimento tecnologico (compresi i centri di competenza e i poli europei di innovazione digitale), che dovrebbero fornire servizi sulle tecnologie digitali avanzate (come ‘test before invest’, formazione, intermediazione) a 4 500 PMI.

Fonte (Commissione Europea, Rapporto DESI 2022)

 

Che cos'è un portafoglio digitale (e-wallet) e come funziona

Il portafoglio digitale è la versione elettronica del classico portafoglio fisico ma a differenza di quest’ultimo consente di pagare senza utilizzare carte fisiche o contanti.

I portafogli digitali possono utilizzare token univoci a 16 cifre e codici monouso crittografati per rendere il pagamento più sicuro e nascondere le tue informazioni finanziarie complete al commerciante. Puoi memorizzarvi informazioni sulla carta di credito, carte fedeltà e persino biglietti che hai acquistato.

Puoi accedere a tali informazioni da dispositivi come smartphone, smartwatch, computer o tablet, che ormai sono diventati una parte fondamentale della vita moderna. Con pochi clic o tocchi, puoi occuparti di innumerevoli attività quotidiane.

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