Il convegno CESIA (Centro Studi Intermediari Assicurativi di Cgpa Europe) che si è tenuto lo scorso 21 maggio a Roma, ha messo in luce un cambiamento che molti operatori percepivano da tempo: la responsabilità civile professionale degli intermediari non è più un tema tecnico confinato agli specialisti, ma un indicatore della maturità dell’intero settore assicurativo. La presentazione del decimo Annual Report 2025 ha offerto una lettura chiara di come i rischi si stiano trasformando e soprattutto di come la filiera distributiva, con particolare riferimento ai collaboratori iscritti in Sezione E del RUI, rappresenti oggi il vero banco di prova della sostenibilità del sistema.
Dalla burocrazia alla consulenza
Negli ultimi dieci anni i sinistri non sono diminuiti ma cambiati. Gli errori amministrativi, un tempo dominanti, si sono progressivamente ridotti. A crescere, invece, sono stati i sinistri legati alla qualità della consulenza, alla correttezza dell’informazione, alla capacità dell’intermediario di interpretare un quadro normativo sempre più complesso. È un passaggio culturale prima ancora che tecnico: la responsabilità professionale non nasce più da un modulo sbagliato, ma da un consiglio inadeguato, da una valutazione superficiale del rischio, da una relazione con il cliente non sufficientemente tracciata, scarsa professionalità e poca consapevolezza del proprio ruolo, che probabilmente sono aspetti ancora più gravi.
La fragilità della Sezione E
In questo scenario, la Sezione E del RUI emerge come l’area più vulnerabile. I relatori del convegno, tra cui spiccano esponenti del comitato scientifico del Cesia e professori universitari, sono stati concordi nel sottolineare come i collaboratori incaricati dagli intermediari, spesso i primi interlocutori del cliente, siano oggi coinvolti nella maggior parte dei casi di infedeltà professionale. Non si tratta solo di episodi isolati: il peso economico dei sinistri generati da comportamenti scorretti dei collaboratori ha raggiunto quasi un terzo del totale. È un dato che racconta una fragilità strutturale. La Sezione E è numericamente la componente più ampia del RUI, ma non sempre dispone degli stessi livelli di formazione, supervisione e consapevolezza normativa degli agenti e broker titolari. E quando qualcosa va storto, il danno ricade su chi li ha incaricati, con conseguenze economiche e reputazionali spesso pesanti.
Nuove pressioni normative: Catastrofali e Arbitro Assicurativo
Il CESIA ha dedicato ampio spazio anche ai due grandi cambiamenti normativi che stanno ridisegnando il perimetro della responsabilità: l’assicurazione obbligatoria contro i rischi catastrofali e l’avvio dell’Arbitro Assicurativo. La prima richiede agli intermediari competenze tecniche più sofisticate, una capacità di valutazione del rischio molto più accurata e una comunicazione trasparente verso i clienti. Il secondo introduce un nuovo livello di tutela del consumatore, che inevitabilmente rende più stringente il controllo sulla qualità della consulenza. In entrambi i casi, la pressione sulla filiera distributiva aumenta e la Sezione E diventa un punto di attenzione ancora più sensibile.
La prevenzione come responsabilità
Il messaggio che arriva dal CESIA è chiaro: la prevenzione non è più un’opzione, ma una necessità. Non basta aggiornarsi sulla normativa; serve un lavoro sistematico sui comportamenti a rischio, sulla tracciabilità dei processi, sulla formazione continua, sulla capacità di governare la propria rete di collaboratori. La prevenzione diventa una vera infrastruttura professionale, un elemento identitario dell’intermediario moderno.
Progressi e nuove sfide
Il decennale del CESIA ha offerto anche l’occasione per guardare indietro e misurare i progressi compiuti. Il settore è più consapevole, più attento, più preparato. Ma la trasformazione in atto richiede un salto di qualità ulteriore: non solo nella competenza tecnica, ma nella cultura organizzativa. La RC Professionale, oggi, è lo specchio di tutto questo. È il luogo in cui si vede se un intermediario con la sua rete è davvero in grado di garantire qualità, trasparenza e affidabilità: l’intermediario del futuro non sarà giudicato solo per ciò che fa, ma per come governa la propria filiera.