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Il private diventa pop: il wealth tech apre le porte agli investitori retail

Negli ultimi mesi il fintech italiano sta vivendo un cambiamento che fino a poco tempo fa sembrava lontano: l’ingresso degli investitori retail in strumenti tradizionalmente riservati ai grandi patrimoni. Private equity, credito privato, fondi alternativi e soluzioni di wealth management personalizzate stanno diventando accessibili a un pubblico più ampio grazie a piattaforme digitali che semplificano i processi, riducono le soglie d’ingresso e rendono più trasparenti prodotti che un tempo erano confinati nei circuiti della finanza professionale.

Che cos’è davvero il wealth tech

Il cuore di questa trasformazione è il wealth tech, il segmento del fintech dedicato alla gestione del patrimonio. Si tratta di piattaforme digitali che permettono alle persone di investire, pianificare e monitorare i propri risparmi in modo semplice, spesso tramite app. Non si limitano agli strumenti tradizionali: includono portafogli automatizzati, consulenza digitale, prodotti alternativi, strumenti di analisi e percorsi educativi pensati per accompagnare l’investitore. In sostanza, tecnologie che rendono accessibili servizi un tempo riservati ai clienti private delle banche.

Insurtech vs Compagnie tradizionali: l’evoluzione del mercato assicurativo italiano

La competizione tra insurtech e compagnie tradizionali non è più la narrazione semplificata del “digitale contro analogico”. Negli ultimi anni il mercato assicurativo italiano ha iniziato a muoversi verso una dinamica più complessa: due modelli che si osservano, si sfidano e, sempre più spesso, collaborano. La vera battaglia riguarda la capacità di innovare, di governare l’AI, di semplificare l’esperienza cliente e di costruire prodotti realmente utili in un contesto che cambia rapidamente.

La velocità come primo terreno di scontro

La differenza più evidente tra insurtech e compagnie è la velocità. Le insurtech lavorano con cicli di sviluppo rapidissimi, spesso di pochi mesi, mentre le compagnie si muovono su tempi molto più lunghi. Questo divario si riflette nel lancio dei prodotti, nella sperimentazione dell’AI, nella digitalizzazione dei processi e nella capacità di integrare l’assicurazione dentro altri servizi, come pagamenti, mobilità o ecommerce (embedded insurance).

Per recuperare terreno, molte compagnie stanno creando strutture interne dedicate all’innovazione, veri e propri laboratori che operano con logiche più snelle e tempi di lancio più rapidi.

L’esperienza cliente come nuovo standard competitivo

Le insurtech hanno imposto un nuovo modo di intendere la relazione con il cliente: onboarding in pochi minuti, polizze modulari, gestione dei sinistri via app, pricing dinamico. Il cliente postdigitale non cerca solo rapidità, ma anche trasparenza, semplicità e controllo.

Pressione fiscale 2026: il calo c’è, ma resta marginale

Negli ultimi mesi il dibattito sulla pressione fiscale è tornato al centro della scena economica. Tra riforme annunciate, interventi sul cuneo contributivo e un contesto macroeconomico ancora in assestamento, il tema del prelievo rimane uno dei più sensibili per famiglie e imprese. In questo quadro, il dato diffuso per il 2026 sembra offrire un segnale incoraggiante, ma non sufficiente a cambiare la percezione generale del sistema tributario italiano.

Il valore ufficiale parla di una pressione fiscale al 42,9%, in lieve calo rispetto al 43,1% dell’anno precedente. Una riduzione minima, certo, ma che si inserisce in un percorso più ampio: negli ultimi quattro anni il sistema ha beneficiato complessivamente di circa 33 miliardi di minori imposte. Numeri importanti, che però non bastano a modificare un quadro ancora caratterizzato da complessità normativa e da un carico percepito come elevato.

Un calo strutturale o un rimbalzo statistico

La diminuzione registrata non deriva da un singolo intervento, ma da una combinazione di fattori: il taglio del cuneo contributivo, la revisione delle aliquote IRPEF, alcuni incentivi alle imprese e, soprattutto, la crescita nominale del PIL spinta dall’inflazione. È proprio questo elemento a suscitare le maggiori perplessità. Il sistema fiscale, infatti, non si è alleggerito in modo reale: le imposte non sono diminuite in misura significativa. A far apparire più bassa la pressione fiscale è stato soprattutto l’andamento dell’economia che ha ridimensionato il peso del prelievo nel rapporto complessivo, senza modificarne la sostanza.

Il primo CCNL Fintech italiano: un punto di svolta per il settore

Per anni il Fintech italiano è cresciuto in una sorta di terra di mezzo: innovazione spinta, modelli organizzativi digitali, competenze altamente specializzate… ma nessuna cornice contrattuale che riconoscesse davvero la natura del settore. Le aziende applicavano contratti del commercio, del terziario, talvolta addirittura del metalmeccanico, con risultati spesso insensati: data scientist inquadrati come impiegati generici, sviluppatori fintech assimilati a ruoli amministrativi, product manager digitali inseriti in schemi pensati per tutt’altro mondo.

La nascita del primo CCNL dedicato all’innovazione finanziaria, presentato a Roma da Confimprenditori e APSP (Associazione Prestatori Servizi di Pagamento), rompe finalmente questo paradosso. È un passaggio che non riguarda solo le risorse umane: è un riconoscimento politico, culturale e industriale. Significa dire, una volta per tutte, che il Fintech non è un’appendice del sistema finanziario tradizionale, ma un settore autonomo, con dinamiche proprie e un peso crescente nella nostra economia.

Uno strumento calibrato per un settore che corre veloce

Il contratto nasce con l’ambizione di essere un “vestito su misura”, come lo ha definito Maurizio Pimpinella, Presidente APSP e Fondazione Italian Digital Hub. L’obiettivo è tenere insieme due esigenze spesso in tensione: da un lato la flessibilità necessaria alle imprese innovative, dall’altro tutele moderne e coerenti per i lavoratori. È un equilibrio delicato, ma indispensabile se l’Italia vuole competere con gli ecosistemi europei più maturi, dove la regolazione del lavoro tech‑finance è già un fattore di attrazione per talenti e investimenti.

RC Professionale intermediari: cosa rivela il CESIA 2026

Il convegno CESIA (Centro Studi Intermediari Assicurativi di Cgpa Europe) che si è tenuto lo scorso 21 maggio a Roma, ha messo in luce un cambiamento che molti operatori percepivano da tempo: la responsabilità civile professionale degli intermediari non è più un tema tecnico confinato agli specialisti, ma un indicatore della maturità dell’intero settore assicurativo. La presentazione del decimo Annual Report 2025 ha offerto una lettura chiara di come i rischi si stiano trasformando e soprattutto di come la filiera distributiva, con particolare riferimento ai collaboratori iscritti in Sezione E del RUI, rappresenti oggi il vero banco di prova della sostenibilità del sistema.

Dalla burocrazia alla consulenza

Negli ultimi dieci anni i sinistri non sono diminuiti ma cambiati. Gli errori amministrativi, un tempo dominanti, si sono progressivamente ridotti. A crescere, invece, sono stati i sinistri legati alla qualità della consulenza, alla correttezza dell’informazione, alla capacità dell’intermediario di interpretare un quadro normativo sempre più complesso. È un passaggio culturale prima ancora che tecnico: la responsabilità professionale non nasce più da un modulo sbagliato, ma da un consiglio inadeguato, da una valutazione superficiale del rischio, da una relazione con il cliente non sufficientemente tracciata, scarsa professionalità e poca consapevolezza del proprio ruolo, che probabilmente sono aspetti ancora più gravi.

Conti deposito: le fintech alzano i tassi in vista della stretta BCE di giugno

Il mercato dei conti deposito sta attraversando una fase di forte dinamismo. Con la stretta BCE prevista per giugno, molte fintech stanno alzando i tassi per intercettare la crescente domanda di strumenti di risparmio sicuri e remunerativi. È una corsa che riflette un cambiamento strutturale: i risparmiatori cercano rendimenti più alti, mentre gli operatori digitali puntano a consolidare la propria posizione in un settore sempre più competitivo e in rapida evoluzione.

L’anticipo strategico delle fintech

Negli ultimi mesi, il tasso sui depositi della BCE è rimasto stabile, ma l’ipotesi di un nuovo rialzo ha spinto soprattutto le banche digitali a muoversi in anticipo. Le fintech, grazie alla loro agilità operativa, stanno proponendo tassi più elevati rispetto agli istituti tradizionali, sfruttando processi snelli, costi ridotti e un approccio focalizzato sulle esigenze del cliente.

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